di Giovanni Alessandrini

Segretario del Consiglio Centrale della Fuci, fucino del gruppo Fuci Chieti e studente di Storia, territorio e società globale presso l’Università degli Studi Roma Tre.

 

A partire dall’insediamento dell’attuale XIX legislatura e del governo Meloni nel 2022, il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha presentato una serie di riforme: da quella relativa alle modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, odontoiatria e veterinaria fino alla parziale modifica della struttura e del funzionamento dell’Agenzia di nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR). Un anno fa, invece, l’iter del disegno di legge S. 1240 riguardante la regolamentazione della posizione precaria dei dottori di ricerca all’interno delle università è stato interrotto dalla stessa Ministra Anna Maria Bernini a seguito di forti proteste da parte di sindacati e associazioni di categoria. Più recentemente, in concomitanza con la Legge di Bilancio 2026-2028, è stato prodotto un interessante documento, di rilevante importanza malgrado sia passato sotto traccia: il Piano Triennale della Ricerca 2026-2028[1] non solo ha la funzione di programmare gli obiettivi, i bandi e i finanziamenti – in notevole crescita – del settore, ma anche illustra con chiarezza il ruolo dell’università e della ricerca all’interno dello Stato italiano, la considerazione degli universitari e dei ricercatori da parte della nostra politica.

Nonostante lo scorso dietrofront, la questione sul tema dei “dottorandi” è rimasta a lungo aperta, e non è stata l’unica: a dicembre 2025 il Senato ha approvato un altro disegno di legge S. 1518 intitolato Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario (in breve Disposizioni in materia di accesso alla docenza universitaria). Dopo sette mesi di discussione alla Camera (AC 2735)[2], nella seduta del 7 luglio 2026 il “DDL Bernini” è stato approvato con 122 voti favorevoli, 70 contrari e tre astenuti. La proposta è così diventata legge in abbinamento al prossimo aggiornamento annuale della Manovra finanziaria e si attende ora il decreto attuativo già anticipato dalla Ministra per l’attuazione del nuovo ordinamento durante l’anno accademico 2026/2027. Dopo aver cercato una soluzione al problema del precariato, ora il Ministero mira a snellire le pratiche burocratiche dei bandi universitari e a contrastare raccomandazioni, irregolarità e scandali concorsuali. In particolare, questo provvedimento comporta il recupero dell’autonomia delle singole università in termini di reclutamento del personale ricercatore e docente e quindi l’indizione di concorsi locali (i concorsi non sarebbero più indetti a livello nazionale); una nuova composizione delle commissioni giudicatrici, formate da quattro membri sorteggiati dalle liste nazionali e uno indicato dall’ateneo; la sostituzione del “patentino” dell’Abilitazione scientifica nazionale (ASN) per valutare la qualità dei candidati con un’autocertificazione dei requisiti minimi di produttività e di qualificazione scientifica (ossia pubblicazioni, esperienze curricolari e così via) presentate dai candidati stessi per partecipare ai suddetti concorsi; lo svolgimento di una prova didattica in sede di concorso; la valutazione triennale dei neoassunti; l’introduzione di nuove procedure di mobilità interuniversitaria e internazionale dei docenti e ricercatori universitari. La Magnifica rettrice dell’Università di Ferrara e Presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) ha accolto positivamente le novità proposte con il disegno di legge S. 1518/ C. 2735, sostenendo che «il modello finora in vigore va’ superato» per «correggere queste distorsioni»[3] del sistema universitario nazionale. Al contrario, alcune critiche sono state dirette soprattutto contro le modifiche riguardanti l’eliminazione dell’ASN e la formazione delle nuove commissioni concorsuali locali, che moltiplicherebbero i favoritismi, «l’eccessivo baronato e i concorsi cuciti su misura»[4]. Il rischio sarebbe tale da riportare l’università italiana alla situazione precedente la Legge Gelmini n. 240 del 2010, approvata durante il governo Berlusconi IV per contenere proprio i suddetti fenomeni. In altre parole, tutto ciò concorrerebbe a un «rischio di arretramento dell’università italiana» nella forma di un «ritorno a poteri accademici locali e un ulteriore allontanamento dagli standard internazionali per l’università e la ricerca»[5]. Inoltre, il disegno di legge conterrebbe varie lacune (questione sollevata di recente anche dalla Corte dei Conti), particolarmente sotto aspetti pratici e operativi, che lascerebbero larghe possibilità di interpretazione del testo – che pure dovrà essere implementato dal già citato decreto attuativo. In conclusione, gli obiettivi primari del Ministero restano quelli di “sbloccare” le carriere, contenere il precariato cronico e ridurre il fenomeno della “fuga di cervelli” verso l’estero, sebbene ora certi rimedi presentati dalla politica non appaiano perfettamente e indubitabilmente efficaci, ma richiedano le risposte alla prova dei fatti da parte del mondo universitario. Persiste ulteriormente lo scetticismo verso la totalità delle riforme avanzate dal Ministero anche nella prospettiva della concorrenza sempre crescente lanciata dalle università private telematiche for profit, una questione lasciata ancora indisturbata e irrisolta dalla direzione di viale delle Mura Portuensi.

[1] Ricerca, al via il Piano triennale: bandi programmati, nuovi strumenti e risorse stabili, Ministero dell’Università e della Ricerca, 24 febbraio 2026, https://www.mur.gov.it/it/news/martedi-24022026/ricerca-al-il-piano-triennale-bandi-programmati-nuovi-strumenti-e-risorse

[2] Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario (DDL S. 1518/ C. 2735), documenti.camera.it/leg19/dossier/Pdf/CU0162b.pdf

[3] Ramaciotti (CRUI): Riforma dell’abilitazione scientifica corregge distorsioni del passato, Floriana Cutini, Agenzia di stampa parlamentare AGENPARL, 17 aprile 2026, https://agenparl.eu/2026/04/17/ramaciotti-crui-riforma-dellabilitazione-scientifica-corregge-distorsioni-del-passato/

[4] Intervento di Antonio Caso (M5S), seduta n. 679 della Camera dei Deputati, 19 giugno 2026, https://www.camera.it/leg19/410?idSeduta=0679&tipo=stenografico#sed0679.stenografico.tit00020.sub00010.int00020

[5] Audizione del professor Marco Pianta alla VII Commissione permanente “Cultura, scienza e istruzione” della Camera dei Deputati, 4 marzo 2026, https://documenti.camera.it/leg19/documentiAcquisiti/COM07/Audizioni/leg19.com07.Audizioni.Memoria.PUBBLICO.ideGes.83336.04-03-2026-12-25-51.552.pdf