AGENDA GIOVANI: 6 proposte verso le elezioni e oltre

 

INTRODUZIONE

Le prossime elezioni nazionali sono particolarmente importanti per il contesto economico, sociale e geopolitico in cui si svolgeranno: le ripercussioni delle scelte e dell’orientamento internazionale che il prossimo governo assumerà avranno un effetto duraturo sulle giovani generazioni, messe già duramente alla prova dalle crisi pandemica, ambientale ed economica oltre che dall’aumentare delle tensioni e dei conflitti nel mondo. In questo contesto, crediamo in un’Italia pienamente protagonista di un nuovo slancio nello scenario europeo e atlantico.

Negli ultimi anni la politica ha sempre parlato di giovani, ma forse poco con le giovani e i giovani e quasi mai occupandosi davvero degli interessi delle future generazioni. Questa tornata elettorale, cui siamo chiamate e chiamati a seguito di una crisi politica che certamente non ha fatto gli interessi del Paese, ne è la prova: le liste sono state poco aperte alle giovani e ai giovani (spesso nemmeno per candidature di testimonianza) e si sono cercati più facilmente “slogan accattivanti” rispetto a risposte concrete per costruire con noi un futuro dignitoso.

Per coinvolgere le giovani e i giovani nei processi e nelle scelte politiche che riguardano il presente e il futuro, la questione della rappresentanza (all’interno dei partiti e delle Istituzioni) deve essere un punto centrale dal quale ripartire per sognare e progettare il domani: un domani che passa attraverso il dialogo su alcuni dei temi più importanti come la democrazia, l’istruzione, il lavoro, l’ambiente, la pace, tutti da leggere in ottica non solo italiana ma europea.

Il futuro si inizia a costruire nel presente e noi giovani vogliamo impegnarci, essere ascoltati ed essere considerati interlocutori credibili perché ci sentiamo innanzitutto il presente e non soltanto il futuro del Paese.

 

1) PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA

La sensazione è che in molti considerino i sistemi politicoeconomici lontani da cittadine e cittadini ma, attraverso un’analisi approfondita dei territori, ci si trova di fronte a dati ed esperienze importanti di solidarietà e partecipazione che arrivano dove la politica non riesce.

giovani e partecipazione
Tantissime e tantissimi giovani sono impegnati in attività di volontariato per migliorare il contesto in cui vivono, costruendo reti di solidarietà coinvolgendo associazioni, parrocchie o centri sociali, cooperative, fondazioni e piccoli comitati locali, ecc. Questo dato è in netta controtendenza col graduale abbandono della vita pubblica, testimoniato dalle alte percentuali di astensionismo elettorale. Per delusi e astenuti vi è una presa di distanza dalla Res Publica e dalle questioni di interesse collettivo.

Nel nostro Paese, invece, la voglia di partecipazione non ha abbandonato la politica, ma solo i partiti, che rappresentano soltanto una delle forme di partecipazione democratica. Quindi, alla fuoriuscita dalle sedi dei partiti e al disinteresse elettorale, ha fatto seguito, in modo quasi speculare, un maggiore impegno nel volontariato, ovvero la voglia di “partecipare” e di dare il proprio contributo.

La cittadinanza attiva si può e si deve praticare tutti i giorni, a maggior ragione in questo momento in cui la politica è in difficoltà. C’è bisogno di cittadine e cittadini attivi e di buoni politici interessati alle future generazioni in modo concreto, magari partendo proprio dalle ottime esperienze di volontariato per contrastare l’astensionismo e incrementare la partecipazione democratica.

risolvere il deficit democratico
Esiste nel Paese, e tra le giovani e i giovani in particolare, una fortissima domanda di consultazione e di partecipazione alle decisioni, da quelle più locali a quelle più sistemiche. Per dare nuova linfa alle nostre democrazie liberali messe oggi fortemente in discussione è prioritario creare un nuovo equilibrio tra democrazia rappresentativa e partecipativa a tutti i livelli istituzionali, facendo tesoro delle sperimentazioni condotte in questi anni, come la Conferenza sul Futuro dell’Europa, e dunque investendo adeguate risorse nella realizzazione degli strumenti di coinvolgimento e costruzione delle politiche.

Anche il sistema rappresentativo deve finalmente affrontare le sue criticità. Il mancato accesso al voto a distanza (unico caso di grande paese UE) per 5 milioni di cittadine e cittadini “fuorisede” segna oggi la crisi del suffragio universale e impone un’urgente riforma della legge elettorale che consenta di votare dal luogo di domicilio per quello di residenza per tutte le consultazioni elettorali con le soluzioni tecniche che siano ora realmente percorribili.

Impegnarsi per eliminare gli ostacoli nell’accesso al voto delle giovani e dei giovani significa oggi affrontare anche il tema della riforma della legge sulla cittadinanza, per tutelare finalmente tutte le italiane e gli italiani cui viene precluso di partecipare alla costruzione del futuro del loro Paese.

Infine, non può perdurare la condizione europea di deficit democratico, dovuta allo scontro sbilanciato tra il Parlamento Europeo, espressione del popolo europeo e il Consiglio Europeo, costituito dai capi dei governi portatori di interessi nazionali.

 

2) SCUOLA

Questo è il tempo in cui mettere l’istruzione veramente al centro dell’agenda del Paese. L’Italia ha bisogno che sulla scuola sia aperto un cantiere per una riforma ragionata e strutturale, che sappia coinvolgere nel percorso di ripensamento tutta la comunità scolastica.

formazione dei docenti
Non crediamo che l’adeguamento degli stipendi delle docenti e dei docenti possa
essere una misura risolutiva o la risposta complessiva alle fragilità del sistema scolastico italiano, pensiamo invece che l’investimento più grande e lungimirante che il Paese possa fare sia sulla formazione. L’investimento nell’istruzione non può prescindere dalla valorizzazione della professione docente: attraverso la formazione continua è possibile proporre dei percorsi di crescita professionale personalizzati, ma che rispettino standard comuni (attribuzione di crediti formativi, raggiungimento di obiettivi e competenze) valutabili. È opportuno inoltre lavorare affinché il contesto scolastico e i percorsi formativi siano effettivamente a misura di ogni studentessa e studente. Questo è difficilmente realizzabile in classi in cui il numero di alunne e alunni è troppo alto. Un vero investimento nella scuola dovrebbe puntare a creare dei contesti formativi con un equilibrato rapporto docentistudenti in modo da poter accompagnare e favorire il percorso di crescita di ogni studente e da rendere pienamente fruttuose le ore di lezione previste dal calendario scolastico.

cittadinanza a scuola
Riteniamo la scuola una palestra di cittadinanza e crediamo che sia necessario investire sulla formazione di studentesse, studenti e docenti alla partecipazione, volta alla creazione di patti di comunità sul territorio. La legge sull’insegnamento dell’educazione civica, sebbene abbia rappresentato un passo avanti, non può costituire un punto di arrivo: è necessario che preveda un’attenzione particolare al funzionamento delle istituzioni multilivello e della democrazia. È anche importante coltivare e formare la dimensione della cittadinanza partecipe già all’interno del contesto scolastico, promuovendo una presa di coscienza del valore della rappresentanza studentesca e delle forme di vita democratica che coinvolgono attivamente studentesse e studenti.

Il sentimento di cittadinanza cresce quanto più riesce a svilupparsi sui diversi piani di partecipazione alla comunità locale, nazionale ed europea. Risulta cruciale una maggiore promozione dei programmi di mobilità studentesca, garantendo equità sostanziale nell’accesso a queste opportunità formative e di crescita personale.

Infine, riteniamo necessaria una formazione di tutta la comunità scolastica verso una reale transizione ecologica e digitale che, a partire da un potenziamento dell’edilizia scolastica, permetta un cambiamento reale e costruttivo.

benessere psicologico
La scuola deve essere il luogo in cui studentesse e studenti possono scoprire i propri talenti. Perciò non possiamo ignorare che il benessere psicologico sia un presupposto imprescindibile per imparare bene. In questo senso, l’introduzione delle figure di sostegno psicologico negli istituti rappresenta un immenso passo in avanti per la scuola italiana che occorre incentivare, potenziare e istituzionalizzare; tuttavia, è necessario promuovere una maggiore sensibilizzazione sul tema, accompagnando le famiglie verso una riforma culturale che permetta un accesso facilitato ai servizi di supporto. La scuola deve coraggiosamente aprirsi al nuovo, comprendere e interpretare i mutamenti antropologici della nostra epoca ed elaborare una proposta formativa integrale che aiuti la persona nella sua crescita complessiva, umana, culturale e relazionale che possa rappresentare una credibile ed efficace risposta alla solitudine e allo sconforto. La scuola non può limitarsi a curare le persone sane, ma deve accogliere la sfida complessa della crescita umana. Una scuola che crea una competizione sterile contribuisce alla creazione di disuguaglianze, di divari insormontabili sui quali si sta fondando una società sempre più ingiusta che guarda al profitto e non al benessere.

orientamento
Riteniamo necessario iniziare una riflessione sui Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), prevedendo una formazione per docenti tutor e una maggiore personalizzazione del progetto di ciascuna studentessa e di ciascuno studente. In questa direzione, risulta indispensabile favorire una valutazione territoriale delle esperienze di PCTO, per accompagnare la sceltaresponsabile di ciascuno, nel rispetto delle differenze in grado di colmare i divari esistenti su tutto il territorio nazionale. È necessario che la scuola sappia accompagnare studentesse e studenti a compiere scelte valide, stabili e ben fondate specialmente nei passaggi in cui occorre prendere decisioni sul proprio futuro. Risulta indispensabile, dunque, investire in iniziative di orientamento in grado, da un lato, di mostrare la dignità in ogni percorso scolastico e, dall’altro, di aiutare ciascuno a scoprire chi vuole essere da grande. In tal senso, l’orientamento non può né essere un’iniziativa in cui sedurre studenti, né un’iniziativa spot, ma occorre sia un percorso strutturato nel tempo che possa tradursi anche nella possibilità di un “riorientamento” qualora ci si accorga di aver sbagliato strada.

 

3) UNIVERSITÀ E ITS

Per l’università e gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS), invece, occorre presentare un piano serio di investimenti, che si svincoli dalla situazione emergenziale oppure dalla straordinarietà del PNRR. Inoltre, anche in università occorre che l’inclusione resti al primo posto, non è ammissibile nessuna discriminazione di genere, è fondamentale infatti un piano di sensibilizzazione verso un linguaggio inclusivo e la costruzione di una comunità accademica senza barriere.

investimenti sugli ITS
La difficoltà di integrazione tra apprendimento scolastico e mondo del lavoro si evince anche dalla resistenza culturale esercitata nei confronti degli ITS, ancora scarsamente diffusi in Italia, seppure, dati alla mano, possano vantare alti tassi di occupazione. Auspichiamo, come previsto dal PNRR, che si attui una riforma degli ITS prevedendo un reale rafforzamento del sistema di istruzione professionale terziaria attraverso il potenziamento del modello organizzativo e didattico. L’integrazione dei percorsi degli ITS con il sistema universitario delle lauree professionalizzanti e l’aumento totale degli iscritti ai percorsi di istruzione terziaria non universitaria, permetterebbe di accorciare le disuguaglianze tra il nord e il sud del Paese e di superare i pregiudizi legati al percorso scolastico svolto dalle studentesse e dagli studenti.

riformare l’università
Risulta necessario ricalibrare il sistema universitario nazionale concentrandosi sull’introduzione di misure di sostegno alla ricerca e alle carriere accademiche, monitorando strettamente gli effetti distributivi della riforma del precariato universitario. L’investimento nella ricerca non può essere legato solamente ai campi di ricerca applicata, ma deve potenziare anche la ricerca di base. È necessario riflettere, inoltre, sui tempi della formazione universitaria in Italia, che, essendo più lunghi della media europea, hanno l’effetto finale di svantaggiare competitivamente i giovani laureati e le giovani laureate su un mercato del lavoro integrato.

edilizia, digitale e diritto allo studio
Anche in ambito universitario è necessario investire sull’edilizia, perché la ricerca e la cultura hanno bisogno di spazi comodi, accessibili e, soprattutto, sostenibili. Le modalità didattiche miste, introdotte in maniera diffusa negli ultimi anni, consistono in una grande risorsa per il nostro sistema universitario, contribuendo, nel breve periodo, alla riduzione dell’abbandono universitario e all’abbattimento del divario sociale; tuttavia, per una progettualità di lungo periodo, l’università deve puntare sull’aspetto relazionale della formazione e potenziare la dinamica sociale e collaborativa dello studio, dal momento che l’educazione stessa è condivisione. In questo senso, è certamente necessario incentivare l’utilizzo delle nuove tecnologie al servizio della trasmissione dei saperi; ma anche investire sul diritto allo studio, prevedendo aiuti significativi alle e ai fuorisede e un piano di contributi per l’utilizzo di trasporti sostenibili, riducendo così la forbice di disuguaglianze tra il Nord e il Sud del Paese.

ricerca
In tema di reclutamento delle e dei docenti e di avviamento alla ricerca, occorre puntare sulla meritocrazia con procedure standard nazionali, in modo da garantire una ricerca libera da condizionamenti locali e adatta al panorama internazionale. In questi anni molto è stato fatto in ambito di integrazione della proposta universitaria con il territorio, nel quadro dei principi della Terza Missione dell’università. Un Paese come l’Italia può e deve garantire la possibilità di offrire percorsi che valorizzino le esperienze territoriali e le ricchezze locali.

 

4) LAVORO

Gli ultimi dati sull’occupazione giovanile sono allarmanti (La disoccupazione giovanile in Italia è infatti attestata al 23,1% a fronte della media UE del 13,6%, secondo l’ultimo rapporto di Eurostat 2022) (come ormai da anni del resto) e il numero dei NEET (Not in Education, Employment or Training) ha raggiunto livelli record. Il dibattito in riferimento a queste difficili tematiche deve costruirsi attorno ai termini “equità” e “dignità”. Ripartiamo da un’economia che sia davvero civile, come tante virtuose esperienze del nostro paese ci dimostrano, mettendo al centro la persona umana e le sue competenze, per riscoprire, in tal modo, il valore della comunità.

protezione sociale
Crediamo, come generazione più colpita, che lo sforzo nazionale, in sinergia con le indicazioni delle istituzioni comunitarie, nei confronti di noi giovani sia teso a
implementare misure strutturali in favore del rafforzamento della garanzia di condizioni di lavoro eque e sostenibili, del sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità giovanile, senza trascurare un miglioramento dell’accesso alla protezione sociale. Tutto ciò dovrà essere accompagnato da una forte cambio di rotta sui temi dell’istruzione e della formazione.

contratti
Ripartendo dal fondamentale traguardo del Pilastro europeo dei diritti sociali, sarà essenziale attivare politiche a difesa dei salari più bassi e trovare urgentemente una messa al bando dei contratti pirata, oltre che garantire contratti nazionali più rappresentativi e realmente vincolanti per tutti. Inoltre, chiediamo di dare seguito alla “Risoluzione sulla garanzia per i giovani” approvata dal Parlamento europeo l’8 ottobre 2020, che chiede di eliminare gli stage non retribuiti.

lavoro agile
Crediamo che sul lavoro agile, il telelavoro, lo smart working non si possa tornare indietro. L’esperienza della pandemia ha mostrato che, usciti dal periodo emergenziale, occorre una pianificazione nazionale del lavoro da remoto. Crediamo che lo smart working pianificato possa aumentare la qualità della vita senza ridurre la produttività del lavoro e, inoltre, renderlo più sostenibile anche sul piano ambientale.

 

5) AMBIENTE

A seguito degli eccessi consumistici di cui l’uomo è responsabile la Terra soffre per colpa di un «antropocentrismo dispotico» (Laudato si’, 68) che gli Stati a livello nazionale non si preoccupano di mitigare, come denunciato dalle tante e dai tanti giovani che scendono in piazza per chiedere vere politiche di contrasto al cambiamento climatico.

Crediamo sia necessario educarci all’ascolto della voce della Terra e delle sue creature per poter subito cambiare rotta, modificare gli stili di vita, trasformare abitudini individualistiche in esperienze di condivisione e di comunione universale. La politica deve necessariamente incentrare il suo operato sulla vera tutela del creato, quella che mette al centro il bene comune, le vite delle più povere e dei più poveri, il futuro delle nuove generazioni.

transizione ecologica
Anche alla luce dei recenti sviluppi del contesto internazionale e alla luce della conseguente crisi energetica, riteniamo necessario avviare dei processi di cambiamento negli stili di vita che possano contribuire alla costruzione della transizione ecologica. In particolare, al centro devono esserci le seguenti tematiche chiave: l’economia circolare; la transizione energetica; l’efficienza energetica degli edifici; l’inquinamento atmosferico; la gestione dei rifiuti; la gestione delle risorse idriche; la mobilità sostenibile da rendere possibile e facilmente accessibile ad ogni latitudine del Paese. L’obiettivo principale deve essere quello di accompagnare la società verso la decarbonizzazione e una maggiore sostenibilità ambientale.

risorse
Risorse idriche. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un sempre maggiore problema di siccità. Questo dato è preoccupante perché le risorse idriche sono vitali per tutti gli esseri viventi. Senza acqua non c’è vita! Crediamo fermamente che, anche su questo fronte, vada invertita la rotta, e l’uomo può fare molto. Infatti una grande percentuale della perdita di acqua è da attribuire al cattivo consumo e agli sprechi di cui l’uomo è responsabile oltre che all’inquinamento causato dalla scorretta gestione delle industrie e dell’agricoltura.

Risorse alimentari. Sono 1.6 miliardi le tonnellate di cibo che vengono sprecate ogni anno (dati Food and Agricultural Organization) lungo tutta la catena di produzione e consumo. Questo problema diventa una duplice piaga per la nostra società: da un lato si aumenta il divario tra chi ha la possibilità di consumare cibo in modo abbondante e chi, invece, è costretto a soffrire la fame; dall’altro diventa un problema ambientale che contribuisce ai cambiamenti climatici (spreco di energia per la produzione, emissioni inutili dei gas di scarico, delle polveri sottili ecc.).

accordi sul clima
Raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C è impegnativo e richiede la responsabile collaborazione tra tutte le nazioni a presentare piani climatici, o Contributi Determinati a livello Nazionale, più ambiziosi, per ridurre a zero le emissioni nette di gas serra il più urgentemente possibile. Il vertice COP27 sul clima, che si terrà in Egitto a novembre 2022, crediamo rappresenti la prossima opportunità per favorire una efficace attuazione dell’Accordo di Parigi.

biodiversità
Come fermare la distruzione degli ecosistemi e l’estinzione delle specie? Di sicuro attraverso il vertice COP15 sulla biodiversità, che si terrà in Canada a dicembre, i governi avranno l’importante opportunità di adottare un nuovo accordo multilaterale per favorire la ricchezza e l’importanza di tutte le specie. Questo punto è importantissimo perché ciascuna specie, anche la più piccola, contribuisce alla costruzione dell’ecosistema in cui viviamo, favorendone il suo sviluppo e la sua crescita. L’esistenza di ogni specie diventa, quindi, necessaria.

superare il modello COP
Per dare corpo agli obiettivi fissati nella Conferenze sul clima crediamo occorra prendere atto che l’attuale sistema internazionale, basato proprio sulle COP, non sia all’altezza di gestire la crisi ambientale che il mondo sta vivendo. I meccanismi intergovernativi hanno generato accordi ambiziosi, con i giusti obiettivi, ma nonvincolanti. Questo rende indispensabile il rafforzamento dei meccanismi di governo sul piano europeo e globale, nell’ottica di istituzioni che possano davvero gestire la transizione ecologica.

 

6) VISIONE EUROPEA

Le sfide per l’Italia sopra descritte hanno una dimensione europea o persino mondiale. In particolare, la guerra russa in Ucraina mostra lo spietato volto della reazione imperiale e getta minacce sull’utilizzo di armi nucleari. Su tanti temi di dimensione sovranazionale si gioca il futuro del nostro Paese e qualsiasi deriva verso risposte nazionaliste è fallace e nociva. Solo un solido ancoraggio all’Unione europea, accompagnato dalla sapiente costruzione della sovranità federale europea che oggi serve al nostro continente, può darci le risposte che servono.

PNRR e posizionamento dell’Italia
Sulla scorta di queste considerazioni, chiediamo alle forze politiche di:

mantenere gli impegni, in termini di investimenti e riforme, indicati nel PNRR, che rappresenta un’occasione di crescita imprescindibile per l’Italia;

rinunciare a ogni posizione che, nel quadro europeo, possa allontanare l’Italia dalle sue alleanze tradizionali.

autonomia strategica e riforma dell’UE
Chiediamo inoltre di promuovere, a livello europeo insieme alle politiche legate alla transizione energetica, alla lotta alla crisi climatica e in generale allo sviluppo di tutti i settori in cui è necessario costruire un’autonomia strategica (dal digitale, all’industria militare, alla ricerca, ecc.) le riforme politicoistituzionali su cui il governo Draghi era impegnato, per rendere l’Unione europea una vera unione politica federale.

Riteniamo fondamentale dare riscontro alle esigenze emerse dalla cittadinanza nell’ambito della Conferenza sul futuro dell’Europa, espresse nelle Conclusioni della stessa che sono state approvate il 9 maggio scorso. In particolare, riteniamo non più procrastinabile la convocazione di una Convenzione europea, affinché da una riforma dei trattati si attribuiscano all’Unione nuove competenze in materia fiscale ed economica, nella politica industriale, in quella sociale e sanitaria, nella politica estera e nella sicurezza. In questa logica, è necessario da un lato rafforzare il ruolo del Parlamento europeo, attribuendogli sia il potere di iniziativa legislativa sia quello fiscale e, dall’altro, rafforzare l’evoluzione della Commissione europea in un vero governo responsabile di fronte al Parlamento e di fronte a un Consiglio dell’UE che diventi un Senato degli Stati. In breve, costruire un’Europa federale.

realizzare la pace
La nostra generazione non ha mai vissuto direttamente la guerra. Questo è accaduto grazie a un solido progetto politico comune chiamato Europa. È questa la strada tracciata ottant’anni fa nel Manifesto di Ventotene, elaborato con l’obiettivo di creare le condizioni durature per la pace sul continente europeo e nel mondo. Più volte in passato noi europee ed europei siamo stati portatori di guerre: oggi vogliamo essere promotori di pace, siamo disposti a batterci per essa e a pagarne il prezzo.

 

Questo documento è promosso dalla: Azione Cattolica Italiana – Settore giovani, dai Giovani delle ACLIGioventù Federalista Europea e Gioventù Francescana d’Italia.

Tra i sottoscrittori c’è anche la FUCI