di Carmel Michela Ranieri
Firenze 29-30 novembre 2025
Avvento significa attesa, attesa di Qualcuno, attesa di novità. In questo clima di attesa abbiamo vissuto il 29 e 30 novembre il nostro ritiro di Avvento presso il seminario vescovile di Fiesole.
Al centro la Sacra Famiglia, la prima piccola chiesa domestica da cui è nato il Redentore di tutti i popoli e di tutti i tempi.
È stato un momento di preparazione importante, un tempo di lentezza per iniziare a preparare quella grotta interiore in cui accogliere Cristo.
Il cammino di Giuseppe e di Maria verso l’accoglienza ci ha guidato attraverso le parole del nostro assistente spirituale. Meditando su Matteo 2,13-23, ci ha parlato di una famiglia sotto attacco, di un Erode agguerrito pronto a fare di tutto per scongiurare l’Avvento di questo nuovo Re. Quali possono essere stati i sentimenti di una famiglia così giovane, ma al contempo così carica di responsabilità? Quante volte anche noi, nel nostro piccolo, ci siamo sentiti fuggitivi da tante situazioni di dolore e di fatica che abbiamo vissuto?
Eppure, la Sacra Famiglia ci insegna che navigando nell’incertezza si può continuare a sentirsi guidati, sostenuti e consolati dalla presenza di un Dio che rimane sempre fedele. La docilità e la fiducia, dopo Maria, ce l’ha insegnate Giuseppe: nel sonno, il momento di più grande docilità, si è aperto all’accoglienza della parola di Dio e si è lasciato guidare per portare in salvo la famiglia che gli era stata affidata. Questo ci ha insegnato che c’è un modo giusto di stare anche nella preoccupazione, che non la annulla ma sposta l’attenzione dall’io a Dio e al suo progetto di salvezza per noi.
Nella seconda meditazione abbiamo riportato alla memoria il discorso di Paolo VI del 5 gennaio 1964, riflettendo sulle due leggi che guidano la disciplina spirituale: la fedeltà e la docilità. Per coltivarle è essenziale uno strumento, il silenzio, che permette di ascoltare la parola di Dio e le sue ispirazioni. Il silenzio non ha senso in sé, ma deve essere orientato a fare bene il bene, ad ascoltare e scegliere, a fare ciò che si è scelto, come ha fatto Giuseppe. Abbiamo concluso il primo giorno di ritiro con un momento di adorazione eucaristica, per mantenere sempre fisso lo sguardo sul fine, Cristo stesso.
La prima domenica di Avvento abbiamo avuto l’onore di ascoltare la testimonianza di due sposi, che con la loro storia ci hanno riempito il cuore di umanità vera, che si tocca, che si sente. La loro storia, costellata di tante gioie ma anche di grandi sofferenze, come la perdita di due figli, ci ha mostrato come anche il dolore, consegnato nelle mani di un Padre che accoglie, possa essere generativo e fecondo, fonte di vita. Non sono mancati momenti conviviali e leggeri, in cui si sperimenta la bellezza di essere comunità, l’uno al servizio dell’altro. Così ci siamo preparati ad accogliere quel salvatore che spogliandosi della sua grandezza si è fatto piccolo e indifeso, dolce e innocente, sempre disponibile a farsi spazio e riempire di senso le grotte della nostra vita.


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