In questi giorni di preghiera, la FUCI desidera fare memoria di Padre Enzo Bianchi e del legame intellettuale profondo e mai interrotto che lo ha unito alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana sin dagli anni della sua giovinezza.
Dopo l’esperienza delle scuole superiori in Azione Cattolica, Bianchi si trasferisce a Torino per iscriversi alla Facoltà di Economia ed entra a far parte del gruppo della FUCI.
In quegli anni matura in lui una domanda più radicale sulla fede, sulle forme della vita cristiana e sul ruolo dei credenti nella storia contemporanea. È proprio dall’incontro con gli amici conosciuti nella FUCI che prende forma un primo germe della sua futura vocazione. Nel 1963, nel suo appartamento di studente a Torino, dà vita ai primi gruppi di preghiera e di dialogo ecumenico, ospitando e mettendo attorno allo stesso tavolo cristiani di diverse confessioni: cattolici, valdesi e battisti. Un’intuizione di fraternità che anticipava lo spirito del Concilio Vaticano II e che avrebbe poi trovato il suo naturale compimento nella fondazione della Comunità di Bose.
Nel corso degli anni, Enzo Bianchi ha spesso guardato con gratitudine a quel tempo di formazione universitaria. In un’intervista a cura di Stefano Zecchi pubblicata sul suo blog personale, ricordando gli anni vissuti nella FUCI, ha consegnato una riflessione sul ruolo e sulle responsabilità dei cattolici nella società e nella politica:
“I cattolici devono riscoprire la loro identità, […] ma in collaborazione con altri, percorrano lo stesso tragitto di giustizia, di pace, di uguaglianza, e possano davvero essere una forza alta.
La gente deve interrogarsi su cosa fa della Chiesa una fraternità. […] Se invece i cristiani hanno dei legami sono capaci di portare un messaggio nel mondo e una presenza anche nella politica. Non è possibile che i cristiani vivano in minoranza senza un’efficacia all’interno della società.”
Particolarmente viva nella memoria della FUCI rimangono due relazioni di Enzo Bianchi: la prima tenuta durante il 61° Congresso della FUCI ad Urbino il 26 aprile 2012, intitolato “Una finestra sul mondo: quale Chiesa oggi?”, e la seconda durante la Settimana Teologica di Camaldoli del 2013, intitolata “Le beatitudini: la felicità cristiana“.
Durante il Congresso di Urbino del 2012, l’intervento di Enzo Bianchi si incentrò sulla missione dei giovani cristiani nell’università e nella società contemporanea.
Sottolineò la necessità per i giovani universitari cattolici di vivere la fede non come rifugio passivo, ma come ricerca intellettuale, studio rigoroso e dialogo aperto con il mondo contemporaneo e la cultura laica.
Viene richiamata l’importanza di una Chiesa che sappia dialogare con la società, ponendosi in ascolto delle domande, delle sofferenze e delle speranze del mondo (in continuità con la costituzione Gaudium et Spes).
L’invito ai fucini a cogliere le sfide del presente con coraggio e speranza, superando la tentazione della rassegnazione o della chiusura identitaria, per essere presenze evangeliche attive e capaci di corresponsabilità nella vita ecclesiale e civile.
Nei giorni della Settimana Teologica di Camaldoli del 2013, Padre Enzo regalò agli studenti spunti di intensità spirituale e culturale, interrogando sulla radice evangelica della felicità e sul valore controcorrente del Discorso della Montagna.
Nella relazione ha evidenziato l’unione tra vita interiore e impegno sociale: le Beatitudini non sono un’evasione spiritualistica dal mondo, ma un radicamento profondo nella storia: il cristiano beato è un cittadino responsabile, operatore di pace e di giustizia nella società.
Per la Fuci, la riflessione di Bianchi ha offerto e continua a offrire una bussola: un’alternativa ai modelli di successo dominanti, in un contesto accademico e sociale spesso orientato alla prestazione e alla competizione, le Beatitudini ricordano che il valore di una persona risiede nella sua capacità di amare e di servire.


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